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L'uomo dei cristalli

 

 

Edy Romani - Museo Mineralogico e Naturalistico di Bormio

Edy Romani, un personaggio veramente fuori dal comune. Nato da una povera famiglia montanara, una di quelle famiglie in cui i figli dovevano andare a lavorare presto per dare una mano in casa, a 14 anni aveva già chiuso da un pezzo con la scuola e faticava in miniera. Ma lavorare nelle viscere delle montagne non gli dispiaceva poi tanto, dal momento che il mondo delle rocce e dei cristalli già da allora lo incuriosiva. Un brutto giorno, però, gli capitò uno di quegli incidenti che stroncano un uomo, o almeno un uomo con una capacità di recupero inferiore alla sua. Aveva 21 anni quando in galleria esplose una macchina. Edy, ferito e gravemente ustionato, se la cavò per un pelo, ma non poté più scendere sottoterra. Guarito divenne vigile urbano a Bormio. Ma la sua passione, alimentata da studi da autodidatta condotti durante la lunghissima degenza, erano i minerali. E così, prima per hobby e poi in modo più impegnativo, il nostro ex minatore e ormai anche ex vigile, si trasformò in un cacciatore di cristalli, sempre a spiare ed a inseguire le sue prede per i monti del Bormiese.Oggi Edy Romani è un uomo arrivato, uno di quelli che hanno saputo realizzare il proprio sogno. E’ divenuto un esperto internazionale a livello universitario in fatto di mineralogia, ha organizzato un museo in cui espone più di 4000 tipi di cristalli differenti (alcuni rarissimi e preziosi), viene regolarmente consultato da studiosi di tutto il mondo, ed ha organizzato – giusto per contagiare altri con la sua passionaccia – il (1)“Gruppo mineralogico Valli di Bormio”. Ed è felice come una Pasqua quando illustri professori o sconosciuti curiosi lo vanno a trovare e lo pregano di parlare dei “suoi” cristalli.Lo sguardo intelligente, la parola facile, il fisico massiccio del montanaro, Edy Romani non si limita però alla mineralogia. Oltre ad imbalsamare personalmente animali rari, è anche un ottimo pittore che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui un “Premio Presidente della Repubblica”.

Testo tratto dal corriere di informazione datato giovedì 9 novembre 1978.

(1) Ora “Gruppo Mineralogico e Naturalistico Alta Valtellina”, visti i molteplici interessi di molti associati (oltre 250 nell’anno 2016).

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“Il percorso”

di Armando Trabucchi

C'è un posto, a Bormio, che non tutti conoscono ma che può regalare emozioni davvero uniche per gli amanti della natura, per quanti vogliono conoscerne i segreti più profondi come quelli della terra e dei suoi minerali. Un posto dove vivere momenti naturalistici di grande effetto grazie alla ricostruzione di scenari ed ambienti originali; un posto dove respirare brani di natura alpina alle soglie del giardino botanico Rezia: È il museo naturalistico e mineralogico di Edy Romani, presente ed attivo da quasi 25 anni, riferimento importante per gli studiosi di mineralogia di tutto il mondo ed allo stesso tempo preziosa mappa «dei tesori delle nostre montagne».

Un museo di sassi, o meglio dei tanti sassi che costruiscono il mondo; già perché Edy Romani non si accontenta di raccogliere e mettere in mostra cristalli e minerali d'ogni tipo e d'ogni foggia raccolti da lui nelle montagne della Valtellina ma ha voluto riunire pezzi pregiati e dalle fogge più diverse scoperti, appunto, in tutto il mondo. Ma dire sassi non è bello, seppur vero: meglio «fiori di roccia», prendendo a prestito il titolo della pubblicazione che Edy ed il Museo hanno realizzato per raccontare, anche fuori, la straordinaria collezione e le indagini compiute.

Ho incontrato Edy Romani parecchi anni fa; il Museo non era quello di oggi, lasciava intravedere ciò che sarebbe diventato ma ancora non lo era. Quel personaggio attaccato ai cristalli come fossero fonte di vita mi aveva affascinato e lui, allora, mi aveva raccontato un po' della sua storia; una storia fatta di momenti difficili, dalla quale raramente emergono momenti davvero felici. Una storia che ha forgiato il carattere schivo, riservato, spesso enigmatico di un uomo che ha trasferito sui suoi cristalli, sui suoi fiori di roccia affetti particolari; e la poesia graffiante raccolta «lungo il cammino», i disegni e i dipinti raccontano, anche se a fatica, un mondo sconosciuto che Edy non ha problemi a svelare a chi gli si dimostra amico e come lui condivide ambizioni ed aspirazioni.

Quella di sviluppare anche in alta Valtellina la passione per i cristalli ed i minerali e di far crescere un'esperienza capace di riunire appassionati, studiosi, ricercatori, nasce sul principio degli anni '70 con la costituzione del Gruppo Mineralogico: «Ricordo Pino Grazioli, Carla Clementi, Gigetto Lavizzari, Danilo Del Nero, Ireneo Simonetti - racconta Edy Romani - con i quali abbiamo dato vita a questa idea; e ricordo i primi anni non certo facili ma carichi di entusiasmo che ha maturato progetti suggestivi come quello del Museo e del Giardino botanico quassù, nel bel bosco di Rovinaccia».

Per Edy Romani quella passione che lo farà diventare, nell'immaginario collettivo, «l'uomo dei cristalli», nasce da una tragedia scampata, da un grave infortunio sul lavoro che lo ha colpito a Bari, nel 1967, mentre operava con macchine da trivellazione. Un infortunio che avrebbe spento chiunque, considerata quella seria menomazione alle articolazioni; la voglia di andare a cercare sassi, seguendo sentieri ed itinerari montani, ha ridato vitalità al corpo ed ha sviluppato quella originalità artistica che Romani traduce nella lavorazione dei minerali e dei suoi sassi, ma anche nei quadri, negli schizzi e nelle poesie che dipinge, tratteggia e compone. Un'arte davvero originale che nasce proprio dalla terra e dalla natura, che scava dentro un animo turbolento quasi andasse a cercare anche nel profondo dell'incognito umano qualche sasso, qualche fiore di cristallo.

Oggi, nella sede del Museo Mineralogico di Rovinaccia, esiste una «taglieria artigianale di pietre dure» un vero e proprio laboratorio d'arte che sforna piccoli gioielli fatti di pietra e cristallo, prepara trofei e oggetti d'arte, composizioni suggestive che scatenano la fantasia. Ed anche questo è un aspetto particolare della passione dell'uomo dei cristalli: quella di cercare sempre il messaggio nascosto dalla natura dentro le sue composizioni, quasi come interpretare uno dei suoi quadri, e se non si riesce al primo acchito ecco il lavoro dell'artigiano per liberare dalla pietra un messaggio, il suo messaggio.

Il Museo Mineralogico di Edy Romani apre i battenti nel 1972; gli amici che lo sostengono sono quelli del Gruppo Mineralogico che, all'epoca, pubblicava anche un periodico di informazione, un volumetto con tante storie e tante curiosità dal mondo dei minerali (peccato non ci sia più, con quello stile e quella freschezza). Con il passare del tempo l'iniziativa si allarga, cresce il numero dei «fiori di roccia» esposti nella collezione, cresce il numero dei ritrovamenti, alcuni assolutamente originali, cresce allo stesso tempo anche lo spazio di esposizione e la prerogativa mineralogica si allarga alla ricostruzione naturalistica con alcune nicchie (in origine) ed oggi con grandi spazi.

Scorrono le stagioni ed i momenti, anche drammatici, della vita della natura in queste ricostruzioni curate meticolosamente da Edy Romani, anche in questo artista originale, capace di mettere dentro l'idilliaca scenografica alpina la truculenta caccia dell'aquila, la maestosità degli ungulati, la furbizia delle volpi, la tenerezza dei piccoli volatili.

Una serie successiva di ampliamenti e integrazioni hanno fatto, oggi, del museo mineralogico una mèta interessante per il turismo naturalistico ed ambientale: c'è la collezione da visitare, ci sono gli spazi naturalistici e le ricostruzioni, c'è il laboratorio con la taglieria di pietre, c'è un grande spazio di incontro attrezzato; nel bosco di Rovinaccia un angolo di silenzio per fare un tuffo nella natura, e non solo quella ricostruita. Nel giardino, infatti, Edy Romani ha realizzato una cornice suggestiva di laghetti e vegetazioni tipiche, un anticipo di quel giardino botanico che, poco sopra, riunisce in svariate sezioni le specie arboree dell'arco alpino. E dentro questo giardino, quasi come fosse colonizzato, ci vive una famiglia di marmotte, straordinariamente socievole: «è una marmotta aggredita da un aquila, raccolta in fin di vita e curata - ci confida Edy Romani - che non ha mai voluto lasciare questo giardino, lo ha invece popolato aggiungendo al museo una compagnia del tutto speciale».

Nei grandi cimenti filosofici o nei piccoli incontri della natura Edy Romani è sempre, a suo modo, originale; originale nell'accezione comune del termine, con spirito e proposta unica, sempre capace di modificarsi e di sperimentare; originale anche nell'accezione che a questo termine si dà nelle nostre valli, che altro non è se non la definizione di artista, un po' poeta e un po' scalpellino, un po' filosofo e un po' corsaro, sempre in cerca di un tesoro che, alla fine, solo dentro la natura, nel suo profondo, egli sta di poter scoprire.

E intanto continua a cercare incuriosendo ed invogliando tutti quelli che si avvicinano non con il semplice gusto di una visita al Museo ma con la voglia un po' fantasiosa ed un po' scientifica di viaggiare nelle viscere della terra alla scoperta di radici ed origini.

Testo tratto dal notiziario della BANCA POPOLARE di SONDRIO.